Che cos’è la felicità? È attitudine. Ed è dentro la tua mente.

Oggi è un bellissimo #EveryDayWorldDay: il 20 marzo è la giornata mondiale della felicità. Ma… che cos’è la felicità?

Che cos’è la felicità?” è una domanda bella tosta. Qualcuno risponderà che la felicità è il proprio lavoro, qualcun altro che la felicità sono i figli, qualcuno il proprio partner o il fatto stesso di alzarsi al mattino.

Ma sapete in realtà cosa credo che sia la felicità? La felicità è attitudine.

E io lo so perché l’ho provato su questa pelle.

Io vi giuro che sono stata felice anche nei momenti in cui tutto andava letteralmente a rotoli: eravamo senza lavoro, con l’auto sfasciata, un bimbo piccolo e una minaccia di sfratto dietro la porta, con il frigo vuoto e le bollette rateizzate. Per mesi. Eravamo davvero sull’orlo del baratro.

E forse non mi crederete se vi dico che io ero felice lo stesso. Sapevo che quel periodo era un allenamento che la vita mi stava offrendo, una domanda che attendeva la mia risposta. La vita mi dava la possibilità di chiedermi perché ci stava capitando tutto quello che ci è successo, e grazie alle risposte che sarei riuscita a darmi avrei aggiunto un tassello all’esperienza. Alla resilienza. Al mio successo futuro.

Non mi sono mai scoraggiata, e ogni piccolo passo avanti mi rendeva felice:

stavo imparando a godere delle piccole cose, delle conquiste ottenute con fatica, dell’amore che permane anche nei momenti disastrosi, della sinergia dentro un rapporto anche quando i nervi sono tesi al massimo. Stavo nutrendo in quel momento più che mai la mia attitudine ad essere felice. Guardavo solo verso le cose positive, concentravo le mie attenzioni solo sui passi avanti e mai sulle cadute. E a rendermi felice era proprio quella sensazione che se rilanci nel cosmo vibrazioni positive, prima o poi la vita se ne accorge che hai capito ciò che dovevi capire, e ti ripaga.

Se sei felice tu, anche chi ti circonda tenderà alla felicità.

Estendere il mio pensiero a mio marito, ovvero la convinzione che quello fosse solo un periodo di transizione e che presto avremmo trovato il modo per uscirne, mi risultava non proprio facile. Eppure, pian piano, il mio atteggiamento positivo e propositivo, la mia energia, la mia convinzione, lo hanno aiutato a coccolare lui stesso la sua attitudine alla felicità. Lo inducevo a concentrarsi su quelle piccole cose belle che ci capitavano, su quei piccoli segnali di ripresa che l’universo sembrava lanciarci. O forse ero io che ero diventata brava a scovarli. E anche lui si è reso conto di quanto non piangersi mai addosso possa fare la differenza. Finché poco a poco da quel buio siamo riusciti a tirarci fuori e a risalire la china.

Essere felici prescinde dalle nostre stesse vite.

Non sono una life coach, non sono neppure un guru del benessere psicofisico, ma ho vissuto in neanche 30 anni esperienze ed episodi che la maggior parte delle persone non vive in una vita intera. E sono riuscita a trarne il massimo, soprattutto dalle batoste e dalle sfide, come ogni allenamento che si rispetti.

E se oggi vi dico che la felicità è un’attitudine è perché sono certa che essere felici prescinde da quanto siano o non siano belle le nostre stesse esistenze, ma non prescinde dalla nostra mente. Si può imparare ad essere felici, si può imparare a vedere le cose in maniera positiva anche quando di positivo pare esserci ben poco. Spesso non abbiamo idea di quanto il giusto atteggiamento possa fare la differenza nelle nostre vite, perché io, che credo fortemente alla legge di attrazione, vi dico che proiettare i vostri migliori pensieri farà in modo che l’universo si adempia per darvi quello che desiderate fortemente. Ma solo se ci credete fino in fondo.

Oggi io sono felice? La risposta è no.

Non mi manca nulla, e i problemi del passato sono stati ampiamente superati: oggi mio marito lavora e io sono riuscita a costruirmi una professione che mi soddisfa pienamente, partendo dalle mie passioni ed attitudini (e tra l’altro sono in fase di apertura di partita IVA, ma di questa cosa fantastica vi parlerò presto!), ho un bambino meraviglioso, una famiglia serena e la consapevolezza di essere diventata la donna che volevo essere.

E allora cos’è che non va? Dov’è finito quell’atteggiamento che fino a 2 righe fa tanto decantavo?

La risposta è che non si può essere sempre felici. Anzi, che non si deve volerlo essere a tutti i costi.

I periodi di buio colpiscono prima o poi anche le persone più ottimiste.

Il 2016, con tutto quello che mi ha tolto (di qualcosa vi ho raccontato qui: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma“), mi ha provata profondamente, e sono in una fase di forte transizione, in cui io, di essere felice, non ho voglia.

Voglio starmene qui ancora un po’, voglio lasciarmi attraversare dal dolore e vivermelo fino in fondo, perché nulla rimanga in sospeso, perché ogni emozione venga assorbita dalla mia anima e perché ogni evento mi plasmi.

Ma ecco, sono certa che nel momento in cui avrò voglia di ritornare ad essere felice, la mia felicità sarà qui ad aspettarmi, dentro la mia mente.

Non ho la presunzione di insegnare a nessuno come essere felice, ma vi racconto un pezzetto di me sperando possa esservi utile, sperando possa spronarvi a provarci: prendete il bello delle vostre vite e mettetelo al servizio della vostra felicità. Inizierete a spargere intorno a voi sprazzi di luce, e presto la bellezza che emanerete vi tornerà indietro. Provare per credere.

Buona giornata mondiale della felicità!

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