Essere amici ai tempi di Facebook

Oggi è il #FriendsDay, una giornata “istituita” da Facebook, perché la giornata ufficiale dell’amicizia è il 30 luglio.

Mark ha infatti dichiarato che in occasione dell’anniversario di Facebook, oggi doveva essere la giornata dell’amicizia, almeno sul suo social! Ti sarà capitato oggi di vedere sulle bacheche dei tuoi amici dei video che Facebook genera automaticamente solo in occasione del #FriendsDay

In effetti, con l’avvento di Facebook, l’intero modo di vivere le nostre relazioni si è trasformato: nessuno si dimentica più i compleanni, siamo sempre aggiornati su cosa fa l’altro (o quanto meno se questi ha una vita attiva sui social), condividiamo foto, ricordi, pensieri.

E siamo tutti amici. In fondo, per iniziare un’amicizia, basta un click. Così come per cancellarla.

Su Facebook ho un migliaio di amici, nella vita reale 5 o 6. Perché nella vita reale non è come sui social. Gli auguri di compleanno, agli amici, li fai anche se nessuno te lo rammenda. I ricordi non tornano alla mente a cadenza annuale, non occorre sapere la data precisa di quando avete stretto amicizia, e le foto più belle spesso sono quelle mai pubblicate.

Poi succede che la vita vera si mescola a quella digitale, e capita che da amici virtuali tiri fuori amici veri: tra quei 5 o 6 amici che reputo veri, almeno 3 sono persone che non ho mai visto in faccia. Eppure la distanza fisica non ha mai dato luogo a nessun’altra distanza. E queste persone nella mia vita ci sono, ogni giorno. Anche se non ci dedichiamo alcun link, anche se non possiamo pubblicare foto insieme.

Capita anche che quelli che ritenevi amici li cancelli da Facebook sperando di cancellare anche la delusione scottante di un “per sempre” non mantenuto, di un “siamo anime complementari e indivisibili” non sentito veramente da entrambe le parti.

Perché l’era dei social pretende di insegnarci che non occorre vedersi e sentirsi, che l’importante è sapere di esserci gli uni per gli altri. Ed è affidando a questi pensieri le mie amicizie più belle che ho visto sgretolarsi rapporti che ritenevo indistruttibili. Perché se è vero che l’amicizia vera non necessita di continue conferme, è anche vero che se si è amici diventa quasi un’esigenza condividere pezzi di vita, prendere quel cavolo di telefono e dire “Hey, stasera ti aspetto per un caffè e non accetto scuse“. Perché per condividere non basta un tasto. Per condividere bisogna connettersi, a vicenda, con le anime. E non c’è link che tenga, non c’è aforisma dedicato che possa compensare le distanze, se poi tutto rimane com’era. Se neanche ci provi a recuperare. Se credi che un cuoricino sulla mia bacheca possa compensare le mancanze.

Perché Facebook è uno strumento potente per instaurare relazioni e per alimentarle, ma non usato in maniera intelligente, e se lasciamo che un’emoji sostituisca la presenza reale, ci renderà degli alieni soli. Perché quelle emoji, pur di non guardare in faccia la realtà, ce le faremo bastare. Ci accorgeremo solo alla fine che quel vaso si è completamente svuotato, quando infileremo la mano e non troveremo più niente, quando sarà tardi, quando ricucire sarà ormai impossibile.

Siamoci amici. Ma per davvero.

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