Giornata della memoria: il mio pensiero a voi, mamme di Auschwitz

Oggi è la giornata della memoria, ed io ho quasi timore ad affrontare l’argomento.

Paura di dire le cose sbagliate, paura di non essere delicata al punto giusto. Perché certi temi vanno toccati con cautela e rispetto, soprattutto quando di mezzo c’è tutto questo dolore.

Ora che sono mamma la consapevolezza di ciò che è successo mi fa ancora più orrore. Perché mentre osservo mio figlio giocare sul tappeto, nella nostra casa calda e accogliente, la giornata della memoria assume tutt’altro senso. Penso alle mamme di Auschwitz. Costrette a vedere i propri figli torturati. E poi brutalmente uccisi. Sono state costrette ad abortire. Hanno udito i loro figli implorare cibo, li hanno visti gelare, hanno visto gli effetti delle sperimentazioni scientifiche su di loro, li hanno visti costretti ai lavori forzati. Li hanno visti incamminarsi verso quelle docce dalle quali non sarebbero mai più usciti. E non hanno potuto fare nulla per impedirlo. Non hanno potuto rispondere alle richieste d’aiuto dei propri figli. E di figli ne sono morti un milione e mezzo.

Mi gela il sangue al solo pensiero. Credo che la tortura più grande inflitta in quegli anni sia toccata proprio alle mamme. Ci può essere un dolore più grande dell’osservare inermi i propri figli nelle loro sofferenze?

Da “Se questo è un uomo” – Primo Levi

“Shemà” (significa “ascolta”)

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Che questa “giornata della memoria” possa provocare non solo memoria, ma disgusto e orrore verso ciò che è stato. Affinché non succeda mai più. Anche se sono giorni, questi, in cui tutto mi sembra vano. E prego che davvero non si possa mai più arrivare a tanto.

Ma non ne sono poi così convinta.

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