…e seguirò il tuo volo senza interferire mai.

Dicono che la noia nel bambino abbia un suo perché.

E in effetti è in quei momenti di noia che vedo la parte più interessante di te, l’evoluzione e la scoperta attiva di te stesso.

Ti ascolto cantare, con le tue parole storpiate e la vocina delicata. Hai ottima memoria, ma non sei ancora intonato, ma vorrai mica farmi questo brutto scherzo?! Imparerai, vero? 😛

Osservo quelle dita piccine che manipolano e disegnano movimenti sempre più precisi, e mi ricordo di quando il tuo pugno riusciva a contenere una mia sola falange. Se mi soffermo riesco ancora a sentire l’energia della tua mano che stringeva il mio dito. Mi ricordo le tue unghiette minuscole e come muovevi le dita…

Ti becco a ridere delle battute che cogli in TV: ma quando è successo che hai sviluppato il senso dell’umorismo?! A volte mi dici “Mamma, hai visto?” e noto con piacere che ti piace condividere le emozioni.

La noia nei bambini

Ti spio mentre fai compiere ai tuoi supereroi quei viaggi fantastici, e mi commuovo nel sentirti inventare storie, tu, che fino a ieri eri un neonato. Il mio neonato. E oggi sei qui, che inizi a creare un universo intorno a te. Il tuo universo.

Tra una storia e l’altra ogni tanto arrivano le tue domande, così ingenue ma già così intelligenti; mi chiedi “Mamma, cos’è la libertà?“. Ma come lo spiego cos’è la libertà ad un bambino che ha appena compiuto 3 anni? Ma ti sembra il caso di mettermi così in difficoltà?! Ci penso, e provo a darti una risposta.

Ti dico che la libertà è quando andiamo al mare che non c’è nessuno e tu puoi correre da tutte le parti, e buttarti per terra, e sporcarti. Scusami se non ho saputo fare di meglio, ma ti prometto che tra qualche anno torneremo sull’argomento, e ti spiegherò per bene, con tutti quei discorsi tipici da genitori.

Ma tu adesso dai per buona la prima: capisco che la mia risposta ti è piaciuta, perché ti fermi un po’ a pensare e poi sorridi!

spiegare la libertà ai bambini

Quanto ti sorprendo così, a interfacciarti con il tuo mondo interiore, sono sempre combattuta: abbracciarti forte in preda alla tenerezza e interromperti, o lasciarti continuare indisturbato mentre esplori inconsapevole te stesso? Cerco sempre di resistere e non intromettermi, rimanendo sull’uscio della porta di quel tuo mondo… Che di giocare insieme c’è tempo, e di abbracciarti anche.

Perché anche se sei “soltanto un bambino” non posso essere invadente, ché creare i mondi è difficile, ed entrare in connessione con se stessi lo è ancor di più. E mentre tu impari a farlo io non posso che osservarti.

Spero di riuscirci, ad ammirare da qui sotto il tuo volo, e interferire il meno possibile. Io sarò sempre un passo dietro di te. Ma mi piace immaginare che ogni tanto tu sentirai il desiderio di fermarti, girarti indietro e corrermi incontro. Come fai adesso quando giochiamo ad inseguirci, mentre io un po’ mi illudo che alla fine riuscirò sempre ad acchiapparti e tenerti stretto nel mio abbraccio. Mi piace immaginare che ogni tanto tu mi inviterai a varcare quella porta, o che la lascerai socchiusa di proposito, per farmi capire che posso entrare.

Spero di riuscire a darti gli strumenti per cavartela da solo, di insegnarti l’autonomia affinché quel mondo sia tuo davvero, affinché tu senta prorompente il forte desiderio di viverlo. E viverti.

 

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