La NON lettera alla mia migliore amica.

NON lettera alla mia migliore amica

Lettera alla mia migliore amica, nella giornata dei migliori amici.

Anzi, una NON lettera alla mia migliore amica.

La lettera alla mia migliore amica non la scrivo dalle medie. Allora il concetto di amicizia era legato a quanto la tua migliore amica ti desse più spesso ragione, a quanto brava fosse a non spifferare i tuoi segreti, a quanto ti facesse sentire figa quando uscivate insieme. Si passavano le ore a fantasticare, a copiare i compiti l’una dall’altra, a scriversi massime sui diari, a fare piani per riuscire a guadagnare dai genitori quella mezz’ora in più di uscita del sabato pomeriggio.

Già al liceo l’idea di amicizia mutava. L’apice della mia emotività la raggiunsi proprio in quella fase della mia vita, e allora mi serviva accanto qualcuno che sapesse tenermi testa. Ero una ragazzina tosta, una ribelle con il cuore confuso. Un fragile cuore confuso, bisognoso di emozioni così forti da non lasciare spazio al casino oggettivo che c’era nella mia vita, in preda a due genitori che si facevano la guerra e a un atteggiamento di auto distruzione che avevo innescato senza rendermene conto.

Ma cos’è per me oggi l’idea del migliore amico? Mi sembra un termine tremendamente infantile, e personalmente faccio fatica ad utilizzarlo. Anche perché strada facendo ho visto quanto anche i migliori amici che credevi sarebbero rimasti per sempre possono, ad un certo punto, sparire. Completamente.

Esistono amicizie che iniziano tra una versione di latino e l’altra, tra un colpo di tosse dopo la prima sigaretta e la confessione di aver concesso il proprio corpo a qualcuno per la prima volta. Alcune si trasformano in qualcosa di così viscerale da somigliare all’amore, quelle amicizie che ti fanno credere di aver trovato in un amico la vera anima gemella, e ti convinci fermamente che con nessuno potresti mai entrare in sintonia come che con lei. Ti fanno pensare che ci sia qualcosa di ancestrale a legarvi, qualcosa che va oltre lo spazio ed il tempo. Qualcosa che non può passare, mai e poi mai. E invece accade. Passa. E si porta via una delle poche certezze che avevi, quella che ci sareste sempre stati. Passa, e ti ricolloca fuori da quello che credevi essere un limbo destinato a pochi, a coloro che sono entrati in contatto con l’amore puro, che va oltre la carne, oltre il sangue, oltre la ragione. Passa, e ti schiaffa addosso il lato più ingenuo e anche un po’ stupido di te, facendoti giurare che non crederai più a certe idiozie fanciullesche e tremendamente romanzate.

Esistono amicizie che renderanno vitreo il tuo sguardo ogni volta che qualcuno ti domanderà di quella persona, anche se spergiurerai di non badarci più alla delusione che quella mancanza volontaria ti ha provocato. Che probabilmente, anzi, ti provocherà sempre.

Queste amicizie sulle quali ti rendi conto di aver riversato proiezioni fallaci, in un primo momento ti spogliano di ogni incanto, della visione rosea delle cose, della capacità di fidarti ancora dell’amicizia e dei rapporti. Poi ti fanno evolvere. Ti mostrano quanto più carichi una relazione di aspettative più questa avrà il controllo sulle tue emozioni e sulle tue scelte.

Dopo questa presa di consapevolezza la mia idea di amicizia è, ovviamente, mutata.

Io oggi ho delle buone amiche, ognuna indispensabile, ognuna perfetta nel ruolo che ha nella mia vita. Ho ridimensionato le mie aspettative, ho compreso con quanta facilità si dicano (e si creda a) cose non sentite davvero. Ho tastato con mano quanto troppo spesso le parole vengano proferite solo per impressionare chi si ha davanti, per succhiare l’amore altrui e darlo in pasto al proprio ego.

Ho compreso l’importanza di non avere aspettative verso nessuno, di viversi il momento senza caricare le circostanze di qualità spropositate.

Il migliore amico è colui che ti dà qualcosa, in un dato momento della tua vita. Oppure per tutta la vita. Come LEI, che è al mio fianco da quando avevamo 11 anni. Lei che ho spesso messo da parte, lei che ho deluso e anche tradito nella fase più complicata delle nostre vite. Lei che mi ha perdonata. Lei che non ha mai smesso di volermi bene. Lei che non ho mai smesso di volere bene.

Lei, che racchiude in sé l’dea perfetta che ora ho di amicizia. Lei che mi fa credere ancora alle amicizie che durano per sempre. E sapete oggi quali credo che siano, queste amicizie? Sono quelle che semplicemente fluiscono, che non hanno bisogno di gesti eclatanti, di manifestazioni esasperate, di continue conferme. Sono quelle dalle quali non ti sei mai aspettato nulla, eppure sono ancora lì, sono sempre lì. Che basta intercettare e riconfermare una non-distanza, anche se ci si sente al telefono dopo lunghi periodi, per farti dire che in fondo il migliore amico non te lo scegli, non te lo prendi, non te lo tieni, non te lo porta via nessuno. Il migliore amico è. Semplicemente. E trova tutta la sua ragione di esistere nella sua straordinaria normalità.

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