Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Nulla. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Oggi, 16 gennaio, un po’ a sbeffeggiare la tendenza di dedicare una giornata ad un sacco di cose, viene celebrata la giornata del NULLA. E a me scatta l’associazione con la frase “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma“, che in una giornata per me triste come quella di oggi mi dà modo di condividere un pensiero, e di dedicare questa pagina del web alla mia Dana. Perché se è vero che nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma, la bimba che oggi non ho partorito non si è distrutta, anche se non si è neanche creata. Si è solo trasformata, ancora.

Oggi, 16 gennaio 2017, sarebbe stata la mia “data presunta parto” se quella che sono quasi certa fosse una bambina non avesse soccombuto al mio dolore. Del mio aborto avvenuto a giugno, a seguito della perdita prematura di mio fratello, ve ne avevo già parlato.

Avevo saputo di lei il giorno della festa della mamma, il più bel regalo che mai avrei potuto sperare. Ho subito sentito fosse una femmina, così come 3 anni prima avevo intuito che Dario era un maschietto.

Non avrei mai immaginato che appena 3 settimane dopo le mia vita si sarebbe completamente stravolta, e con lei io nella mia totalità, come donna, come madre, come figlia, come moglie, come sorella.

Mi sono spesso sentita in colpa per non essere stata in grado di proteggerla da me stessa, dal mio stesso dolore. Ma non conta più. Lei se n’è andata.

Ma se nulla si crea è perché noi SIAMO, già prima di incarnarci; e se nulla si distrugge è perché cambiamo solo forma, torniamo ad essere energia pura, come eravamo prima di affibbiarci ad un corpo.

E allora forse Dana (il suo nome l’ho preso dal calendario, oggi è San Dana) era arrivata a me per conoscere com’è il dolore visto da dentro, e dopo che l’ha sperimentato è andata via.

Mi spiace averle insegnato proprio il dolore, ma magari alla sua anima serviva quest’esperienza per evolversi. E allora spero in qualche modo di esserle servita.

Qualche sera fa le ho detto che l’aspetto, se mai vorrà conoscere, da dentro, anche come può rinascere una donna, se sa di ospitare ancora la vita. E quanto può essere felice. E quanto sa mantenere le promesse, se giura con il cuore.

La morte, umanamente, è separazione e dolore, è perdita e disperazione. Ma la mia visione di esistenza non è circoscritta ad un ciclo di vita, breve o lungo che sia, e credo che la morte sia solo un cambio di forma; se chiudo gli occhi so che i miei cari sono molto più vicini di quanto possa vedere o sentire con i miei soli 5 sensi.

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