Anni 90 e 2000: omaggio alla radio e alla vita senza social

Anni 90 e 2000… Cosa ti ricordi?

Io mi ricordo i pomeriggi senza social, quei pomeriggi in cui la radio mi faceva compagnia.

Radio Palermo Centrale” era la mia preferita. Avevo una radio della Sony con le cassette, e la mitica funzione REC. Appena girava una delle mie canzoni preferite la registravo, sovrascrivendo all’infinito quei nastri che ricacciavo dentro con la BIC, e più sovrascrivevo e più si rovinavano e più si aggrovigliavano.

Erano i tempi dei Back Street Boys, dei Five, degli Aqua, delle Spice Girls, del mitico Gigi D’Agostino, delle compilation di Hit Mania. Erano i tempi delle feste di compleanno in cui si faceva il gioco del bastone e della bottiglia, i tempi in cui nelle ore buca a scuola non si stava su Instagram ma ci si sedeva in cerchio e… “Obbligo o Verità?”

Bastava poco a rendere fresco e divertente il pomeriggio degli adolescenti di pochi decenni fa: a noi bastava un motorino, un telefono di casa da usare con parsimonia, un diario da riempire di dediche e pensieri, uno squillo dalla migliore amica che stava a dire “Sono già in piazzetta, raggiungimi”.

Ci bastava la soddisfazione di aver fatto entrare in 160 caratteri tutto quello che volevamo scrivere in un SMS, anche se poi l’uso delle K ci è un po’ sfuggito di mano…

E bastava la radio, quella radio che suonava la musica che qualche anno dopo non sapevamo ci avrebbe fatto commuovere, perché carica di ricordi ed emozioni, emozioni vere di un periodo vissuto troppo intensamente, vissuto veramente. Un periodo di condivisioni. Che non avevano nulla a che fare con pollicioni blu puntati in alto. E l’unica funzione che aveva l’hashtag era la stringa *31# per chiamare con l’anonimo il ragazzo che ti piaceva, solo per sentirgli dire “Pronto?”

Io ci ritornerei ai tempi dei pomeriggi con la musica alla radio, con la radio cronaca in macchina della domenica, ai tempi in cui credevi che quel tasto REC sarebbe bastato a incidere ogni emozione su quei nastri che potevi riscrivere all’infinito.

E mi dispiace che mio figlio non vivrà tutto questo. Forse la nostra generazione è stata l’ultima a cui è stata concessa la condivisione reale, quella che non passava dai social.

Buona giornata della Radio. E tu ti ricordi?

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