San Nicola e Babbo Natale: la storia vera di Santa Claus, esistito davvero

Oggi, 6 dicembre, si celebra San Nicola: ma cosa c’entra San Nicola con Babbo Natale e Santa Claus?

Già se vi dico Santa Claus dovrebbe accendervisi un campanellino: Santa Claus è infatti la traduzione olandese di San Nicola, e si sa che in America Babbo Natale è conosciuto appunto con il nome di Santa Claus. Ma qual è la correlazione? Si cela una storia vera dietro l’esistenza di Babbo Natale? Sembrerebbe di sì.

L’iconografia non rappresenta il Santo esattamente come l’immagine che oggi attribuiamo a Babbo Natale, ma risulta essere molto simile.

Santa Claus: la nascita della sua storia

La leggenda di Babbo Natale nasce sulle rive del Mediterraneo con San Nicola, in Turchia, si evolve in Europa del Nord per approdare in America con Santa Claus, e da lì, grazie anche allo spot della Coca Cola, si diffonde quasi in ogni parte del mondo.

San Nicola nacque nel 280 d.C. Divenuto vescovo di Mira (sud dell’Asia Minore, l’attuale Turchia), gli vennero attribuiti diversi miracoli che riguardavano la salvaguardia di bambini. Pare che il Santo fosse anche molto generoso e solito fare doni. La leggenda dice che San Nicola entrò in possesso addirittura del Santo Graal, responsabile delle disponibilità economiche del benefattore. Insomma, per secoli il 6 dicembre (giorno della sua morte) venne celebrato in suo onore, portando avanti la tradizione dei doni ai bambini, e avviene tuttora in diverse zone dell’Italia del Nord e dell’arco alpino, fino in Germania.

Con il protestantesimo però, responsabile dell’abolizione del culto dei santi in gran parte dell’Europa del Nord, nacque l’esigenza di dare una connotazione non cattolica a quella tradizione tanto amata da grandi e piccini. Si era pensato a Gesù bambino, e quindi i doni vennero spostati al Natale. Però Gesù non poteva punire i bambini non meritevoli con il carbone, com’era solito fare Santa Claus, quindi nacquero alcune figure tra i folletti e gli gnomi.

San Nicola approda in America

Gli immigrati del nord Europa, soprattutto gli olandesi, affezionati a san Nicola ne diffusero il nome (“Sinterklaas”)  nelle prime colonie nel Nuovo Mondo, anche se nella vecchia America il Natale altro non era che una festa pagana dedicata allo smodato consumo di alcol.

Ma con il romanticismo dell’Ottocento la letteratura si impegnò a trasformare il Natale in una festa di famiglia, partendo proprio dal recupero della leggenda di san Nicola. Proprio Washington Irving, in un suo libro, descrisse un Nicola che volava da un tetto all’altro con il  carro magico, distribuendo regali ai bambini buoni, ma fu un libretto anonimo in versi, The Children’s Friend, a descrivere per la prima volta il Santa Claus che oggi conosciamo associato al Natale, seppur non dotato di nessuna caratteristica religiosa.

La poesia “A Visit From St. Nicholas” scritta nel 1822 da Clement Clark Moore per i suoi figli e diventata subito popolare e diffusa, trasformò il carro in una slitta trainata da 8 renne, e verso la fine del secolo le illustrazioni di Thomas Nast, diffusero le sembianze note di babbo Natale: un buffo signore cicciottello vestito con abiti rossi dai bordi di pelliccia bianca, che vive al Polo Nord e che con la sua slitta trainata da renne veglia sul comportamento dei bambini.

Babbo Natale torna in Europa

La pubblicità della Coca Cola diffonde l’immagine di Santa Claus in tutto il mondo, anche grazie ai soldati americani sbarcati durante la Seconda mondiale. La figura di Santa Klaus viene riadottata in Europa come Father Christmas, Père Noel o Babbo Natale, ma seppure la maggioranza della popolazione ne prosegue il culto, molti lo rifiutano o lo snobbano attribuendogli una connotazione consumista, o semplicemente in nome della tradizione. Infatti, oggi, non sono pochi gli italiani che scelgono i tradizionali Santa Lucia (13 dicembre), la Befana (6 gennaio) o l’originale san Nicola (6 dicembre) per recapitare ai propri bambini i regali invernali tipici del periodo natalizio.

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